Mouna ed io ed il Tarbouch

    Mouna ed io ed il Tarbouch

    Dr. Sanaa Chami

    Venezia, città di tesori, magia e storia che sussurra segreti e respira il fascino dell'arte e degli amori proibiti

    Venezia è anche l'intermediario che unisce l'esuberanza dell'Occidente al romanticismo dell'Oriente, alle sue filosofie, religioni, saggi e ai segreti dei suoi mercanti… Venezia è un luogo d'incontro, dove l'Occidente non ha mai smesso di incontrare l'Oriente, e l'Oriente con l'Oriente, proprio come è successo ieri a me durante una splendida cena con l'artista libanese-canadese di fama internazionale, Mouna Rubeiz… Sebbene Mouna parli diverse lingue, la lingua della sua anima è orientale, brulicante di vita nonostante le guerre nell'Oriente che ama. Mouna è un'ottima ascoltatrice, un'oratrice elegante, e conversare con lei è avvincente, proprio come i suoi dipinti, che ricordano un percorso cinetico che si addentra nel passato per raccoglierne i tesori di valori e il linguaggio della bellezza, per poi attraversare volti e corpi, trascendendo genere e specie, perché Mouna penetra l'esistenza delle cose alla ricerca del cammino della vita che continua ininterrottamente, e si dona a corpi e oggetti ovunque. Il tempo ha un unico significato: il valore della vita e la continuità della comunicazione attraverso il linguaggio dell'amore e della creatività, che assume infinite forme e simboli nel corso del tempo. Può essere un tessuto, possono essere profumi, può essere un Tarbouch, come nel caso dei dipinti di Mouna, che ha scelto di esporre al Museo di Palazzo Mocenigo, centro di studi sulla storia del tessile, della moda e dei profumi. In questo spazio, intriso dello splendore dell'Oriente, del lusso dei profumi e della bellezza e della storia aristocratica del palazzo veneziano, Mouna ha collocato i suoi Tarbouch, trasformando il palazzo in una galleria dedicata a questo simbolo, che occupa gli spazi dei suoi magnifici dipinti. Mona scelse con intelligenza il Tarbouch per le sue opere, per il suo peso visivo, simbolo di una lunga storia e di identità culturali. Per lei, il Tarbouch non era un pezzo di stoffa cilindrico, ma un simbolo politico, sociale e psicologico: Atatürk lo aveva vietato in Turchia perché simboleggiava l'era ottomana, la rivoluzione di Nasser in Egitto lo aveva proibito perché simboleggiava il feudalesimo, e in Libano durante il periodo del Mandato francese, indossare il Tarbouch divenne un simbolo di appartenenza politica nazionale, e in Sudan, per i rivoluzionari del movimento del 1924, era obbligatorio indossarlo in segno di solidarietà con la rivoluzione del egiziano Saad Zaghloul. Nel 1925 e nel 1926, in Egitto si scatenò una vera e propria battaglia tra scrittori e politici sulla questione dell'uso del Tarbouch o del cappello… Il Tarbouch era simbolo di eleganza, dignità ed onore, nonché indumento cerimoniale, indossato da Dei e i re nell'epoca cananea... Mouna ha scelto di rappresentare tutto questo, collocando il Tarbouch in posizione di rilievo nei suoi dipinti, quasi a voler affermare che la femminilità è più forte della presenza stessa del Tarbouch, e che la sua era è tramontata, invece la donna è rimasta, nonostante i cambiamenti che ha attraversato i tempi, perché la donna è capace di creare cambiamenti e di muoversi silenziosamente e intelligentemente attraverso i secoli. Quanto al Tarbouch, posto sulla testa degli uomini è stato incapace di esprimere creatività e movimento come sa fare una donna, il suo destino è stato quello di essere imprigionato nei musei del passato. Questo messaggio è evidente nel dipinto dell’artista Mouna, intitolato "La donna in movimento". Anche il suo quadro, intitolato "L'origine del peccato", riflette lo stato di negazione e frustrazione vissuto dalle donne. Le tre figure femminili raffigurate, sembrano ignorare la storia delle religioni scritte dagli uomini nella loro ricerca della verità, cercando la liberazione dalla falsa affermazione che ha fatto di Eva, nella Bibbia, la fonte del peccato, accusandola di aver seguito il consiglio del serpente e di aver mangiato la mela per prima, per poi offrirla ad Adamo, condannando così le donne del mondo alla sofferenza. Nel corso dei secoli, la persecuzione delle donne da parte della Chiesa ha raggiunto il suo apice più oscuro con l'Inquisizione, il tribunale ecclesiastico che ha bruciato vive migliaia di donne con la falsa e infondata accusa di possessione demoniaca. La mostra di Mouna presenta oltre trenta opere dedicate al Tarbouch. Con il suo pennello creativo, ha dato a questo iconico copricapo una nuova interpretazione, capace di dialogare, e un elemento iconico all'interno di una riflessione contemporanea sulla rappresentazione della femminilità, dell'identità e della memoria culturale. Attraverso uno stile pittorico che fonde le ricche tradizioni pittoriche europee con la sensibilità contemporanea, Mouna Rabiz ha trasformato un pezzo di stoffa cilindrico, il Tarbouch, storicamente associato alla mascolinità, in un simbolo visivo capace di mettere in discussione i ruoli di genere, sia femminili che maschili, e le dinamiche culturali tra Oriente e Occidente.


    La mostra di Mouna è aperta al pubblico dal 20 maggio all'8 novembre 2026. I visitatori scopriranno che il Tarbouch non è più semplicemente un copricapo o un manufatto storico, ma piuttosto un percorso cilindrico attraverso il quale Mouna ha cercato la verità, che spesso si trova al di là del tangibile. Grazie Mouna, Sono stata lieta del tuo invito, donna fenicia, che ha ereditato dai suoi antenati l'arte della navigazione oltremari, per disegnare la verità a modo suo, nella forma di un Tarbouch.

     

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